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Boom cremazioni, Bologna non lo regge

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Parte da Bologna, ma passa sempre più spesso da Mantova, il viaggio verso il riposo eterno di chi decide di farsi cremare sotto le Due Torri. Nei primi otto mesi del 2010, infatti, più del 70 per cento delle salme di bolognesi per cui era stata scelta la cremazione sono state trasferite agli impianti di altre città. «Una situazione insostenibile», lamenta il presidente di Socrem Bologna Guido Stanzani, sia per lo stress psicologico che colpisce i parenti che per i costi dei trasferimenti che pesano sulla società che gestisce il servizio (Herasocrem). Mentre si attende ancora la realizzazione del nuovo polo crematorio a Borgo Panigale. A partire dalla metà degli anni ’80 le cremazioni effettuate a Bologna erano cresciute esponenzialmente senza conoscere battute d’arresto, almeno fino al 2007. Dalle 120 cremazioni dell’84, infatti, si era arrivati quattro anni fa a 2.393 salme cremate. Da lì in poi è stato un crollo ininterrotto. Le proteste dei residenti per il fumo degli impianti crematori della Certosa, infatti, avevano spinto la Provincia a pretendere il rispetto dei limiti di emissioni nell’aria prescritti dalla legge. Tutto questo, insieme all’usura degli impianti di cremazione, ha messo in difficoltà i ritmi della Certosa che resta in una situazione di difficoltà sempre più cronica. «Le richieste continuano ad aumentare, ma noi non possiamo soddisfarle tutte», spiega Stanzani di Socrem, l’associazione che insieme a Hera gestisce attraverso la società Herasocrem il servizio.

IL BOOM - Il risultato è che nonostante il boom di richieste molte famiglie non possono essere accontentate, soprattutto se la persona deceduta non è residente a Bologna. È così, dopo una crescita ininterrotta del servizio di quasi venticinque anni, si è passati dalle 2.033 cremazioni del 2008 alle 1.778 del 2009. «Il nostro impianto è totalmente obsoleto, ha bisogno di almeno quattro ore e ci sono guasti continui — spiega il presidente di Socrem — ormai non può reggere più di due cremazioni al giorno». Inevitabile che gran parte delle cremazioni chieste sotto le Due Torri, con questi ritmi, vengano fatte altrove. Il dato dei primi otto mesi del 2010 è impressionante. Su 1.246 cremazioni solo 328 sono state effettuate a Bologna, le altre salme sono andate negli impianti di Mantova (615) e in quelli di Parma, Brescia e Ravenna. «Un obbrobrio per le famiglie dei defunti», dice Stanzani, che lamenta anche i costi che condannano di fatto Herasocrem a restare in perdita. La tariffa per cremare la salma di un residente in città è ferma infatti a 260 euro, che diventano 460 per i non residenti: «Ma noi ne spendiamo più di cinquecento per portare le salme nelle altre città». L’unica speranza, dopo i ritardi delle precedenti amministrazioni, è il nuovo polo crematorio a Borgo Panigale. Alla fine dell’amministrazione Cofferati si parlò di un anno e mezzo per realizzarlo, ma al momento «è stata fatta la gara per i forni e si attende quella per l’edificio. Nella migliore delle ipotesi ci vorrà almeno un altro anno per completare la struttura




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